
Presepi
VIVA GESù bamminu onnipotenti!
Ancor oggi, quel lontano scritto di Salvatore Salomone Marino, il
mio Presepe (Palermo, 1893), fa emergere la memoria di una giovinezza che si
predispone - in un certo senso - come scrigno di futura innocenza: qualità capace di
recepire la gioia del "ritorno" e lintegrità della tradizione. "Io
torno col pensiero" - si dice - "alla beata e fidente giovinezza mia". Veder la fresca rosa È un invito a venerare il mistero del presepio. Similmente nelle
"Tradizioni popolari siciliane" raccolte da S. Salomone Marino (1873), la "Razioni
di lu Santu Natali" recita: Gesù Bamminu a la grutta nascìu Ciò che emerge è la luce che fende, con impeto inusitato, le
tenebre della notte, che son, poi, le tenebre della notte dellanima. Con la stessa
intensità la luce simpone, come elemento base, nella ricerca di Salvatore Caputo.
Essa si riversa nelle tavole, nelle tele, attraverso luso parco degli orî, delle
sabbie; il tutto in una scansione onnicomprensiva della sua nuova figurazione avvinta da
una poetica di respiro metafisico, colma di magnetica captività e, non ultima, ricca di
simboli e di ampie campiture cromatiche. Dove non emerge figura, si cede spazio alla
meditazione, e ancora, in Caputo, lanalisi e la disposizione dei materiali,
linterazione di questi: cornice, lamiere, chiodi, rilievi, stoffe, sembrano
consentire un sincretismo tra moduli figurali e fabbrili, tra necessità di una ragione
sollecitata da filtrati valori antropologici e trasporto verso una soglia di spirituale
ripienezza. Aldo Gerbino |
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