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Presepi

 

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Il Bambinello
cm 87x74

È Nato
cm 65x65

Giuseppe Maria
ed il Bambinello
cm 57x56

Il Presepe Nascosto
cm 60x50
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Iconografia del Presepe
cm 68x83

Antica Tavola Sinottica
sul Presepe
cm 58x67

Il Presepe
cm 56x66
Ici la Nativitè
cm 56x67
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Il Presepe sotto l'Albero
cm 53x59
La Visita
cm 70x126
Immagini Luminose
cm 55x82
Madre e Figlio
cm 52x83
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Il Vero ed il Falso
cm 95x87
Recinto Glorioso
cm 80x80
Quella Notte
cm
ø 57
Maternità Celeste
cm 90x72
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C'è Qualcosa di Nuovo
cm 62,5x114,5
Recinto Misterioso
cm 47x68
Praesaepium
cm 60x85
Natività
cm 30x100
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Notte Mistica
cm 85x66
Liber Cometae
cm 74x59
Segni di Luce
cm 77x47
La Sacra Famiglia
cm 132x87
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Praesaepe
cm 70,5x90
Mistero e Devozione
cm 60x70
Natività Mediterranea
cm 78x89

 

 

VIVA GESù bamminu onnipotenti!

 

Ancor oggi, quel lontano scritto di Salvatore Salomone Marino, il mio Presepe (Palermo, 1893), fa emergere la memoria di una giovinezza che si predispone - in un certo senso - come scrigno di futura innocenza: qualità capace di recepire la gioia del "ritorno" e l’integrità della tradizione. "Io torno col pensiero" - si dice - "alla beata e fidente giovinezza mia".
"Io rivedo, ricco di poesia, d’amore, di arte, il Presepe, che in tanta cura industriosa e pazienza insueta preparavo al bambino Gesù, là, nella grande alcova della casa paterna".
Di questa "alcova" si traccia, nell’attuale percorso pittorico di Salvatore Caputo, il perimetro del recinto sacro, il luminoso punto di repere che la società postmoderna sembra aver smarrito, snaturato, tra le asfittiche sovrastrutture di un sordo consumismo. Una ricerca che marchia lo spazio predisponendolo ad una visione "altra", che, investita da una tensione essenzialmente laica, diventa capace di ricevere la dimensione del sacro sempre pronto a confluire tra le maglie del dialogo profano. Così nelle antiche laudi i pastori, rivolgendosi al popolo, cantavano:

Veder la fresca rosa
colta da quil giardino celestiale.
Per te facto e mortale
enfra doie bestie si è annichilato.
Vergògnate, o superbo,
che sempre cerche vita delitosa.

È un invito a venerare il mistero del presepio. Similmente nelle "Tradizioni popolari siciliane" raccolte da S. Salomone Marino (1873), la "Razioni di lu Santu Natali" recita:

Gesù Bamminu a la grutta nascìu
cu tanta umilittà, cu tant’amuri;
appena natu lu cielu scarìu,
li trèvani si ficiru splennuri;
‘mmenzu la nivi la terra ciurìu
spaccaru rosi di milli culuri
cantaru l’Ancili cu tantu giulìu:
- È natu lu Missia Redenturi! -
Lu Redenturi di lu munnu è natu,
ogni cori si senti cunsulatu!
Lu Redenturi di tutti l’aggenti,
viva Gesù Bamminu onnipotenti!

Ciò che emerge è la luce che fende, con impeto inusitato, le tenebre della notte, che son, poi, le tenebre della notte dell’anima. Con la stessa intensità la luce s’impone, come elemento base, nella ricerca di Salvatore Caputo. Essa si riversa nelle tavole, nelle tele, attraverso l’uso parco degli orî, delle sabbie; il tutto in una scansione onnicomprensiva della sua nuova figurazione avvinta da una poetica di respiro metafisico, colma di magnetica captività e, non ultima, ricca di simboli e di ampie campiture cromatiche. Dove non emerge figura, si cede spazio alla meditazione, e ancora, in Caputo, l’analisi e la disposizione dei materiali, l’interazione di questi: cornice, lamiere, chiodi, rilievi, stoffe, sembrano consentire un sincretismo tra moduli figurali e fabbrili, tra necessità di una ragione sollecitata da filtrati valori antropologici e trasporto verso una soglia di spirituale ripienezza.
E se il fascino del "Presepio" (1546) di Elio Montanari si offre per quel rigoglioso attestarsi di una ineludibile ( e godibile) lagunarità, la fluenza, in Caputo, della eco-mediterraneità appare consistente. Anzi essa è motivo che domina il tempo del grande richiamo sacro - quello della Natività - che, appunto, nell’alveo mediterraneo, vide il suo nascere e il suo tragico e salvifico compimento.
Palermo, Natale 1994

Aldo Gerbino

 

 

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Salvatore Caputo

 

 

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